Cartella esattoriale: cosa fare quando arriva e quando è possibile contestarla

Ricevere una cartella esattoriale può creare preoccupazione, soprattutto quando l’importo richiesto è elevato oppure quando il contribuente non ricorda di avere debiti nei confronti dell’Amministrazione.

La ricezione di una cartella, però, non significa necessariamente che la somma richiesta sia ancora dovuta.

Prima di procedere al pagamento è quindi importante verificare da dove deriva il debito, a quale periodo si riferisce, quali eventuali atti siano stati precedentemente notificati e se la pretesa possa essere ancora fatta valere.

In alcuni casi, infatti, possono emergere errori, pagamenti già effettuati, prescrizione, decadenza o problemi relativi alla notificazione degli atti. 

Prescrizione e decadenza sono però istituti distinti e non devono essere confusi: per capire in quali casi un credito può considerarsi prescritto o quali siano i termini entro cui l’Amministrazione deve esercitare il proprio potere, è importante conoscere la disciplina applicabile al singolo caso. Leggi anche: prescrizione e decadenza: qual è la differenza e perché è importante conoscerla?

Vediamo quindi cosa controllare quando arriva una cartella esattoriale e quali sono gli strumenti a disposizione del contribuente.

Che cos’è una cartella esattoriale.

La cartella di pagamento è l’atto attraverso il quale Agenzia delle Entrate-Riscossione comunica al contribuente le somme affidate alla riscossione dall’ente creditore.

Può riguardare, ad esempio, tributi, imposte, contributi previdenziali, sanzioni amministrative e altre somme.

La cartella contiene le informazioni relative al debito e indica l’importo da pagare, oltre alle modalità e ai termini per effettuare il pagamento.

È però importante distinguere la cartella dall’atto che ha originariamente fatto sorgere la pretesa.

In alcuni casi, infatti, la cartella arriva dopo che il contribuente ha già ricevuto un precedente atto, come un avviso di accertamento o un altro provvedimento. In altri casi, invece, la cartella può rappresentare il primo atto attraverso il quale il contribuente viene a conoscenza della pretesa.

Questa distinzione può essere fondamentale per capire se e come sia possibile contestare il debito.

Cosa fare quando arriva una cartella esattoriale?

La prima regola è semplice: non ignorare la cartella e non procedere automaticamente al pagamento senza averne prima verificato il contenuto.

Quando si riceve una cartella è opportuno controllare chi è l’ente creditore, a quale debito si riferisce, il periodo di riferimento, l’importo richiesto, la data di notifica, l’eventuale presenza di precedenti atti, la data e le modalità con cui tali atti sono stati notificati, l’eventuale avvenuto pagamento del debito e la presenza di provvedimenti di sgravio o sospensione. È inoltre importante conservare la cartella e tutta la documentazione relativa alla posizione.

La data di notifica, infatti, può essere determinante per verificare quali strumenti siano ancora utilizzabili e se siano già decorsi eventuali termini per agire.

Entro 60 giorni bisogna pagare?

La cartella costituisce un’intimazione al pagamento e, in via generale, il pagamento deve essere effettuato entro 60 giorni dalla sua notificazione.

Se il pagamento non viene effettuato e non interviene una sospensione, una rateizzazione o un provvedimento di annullamento, decorso tale termine l’Agente della riscossione può procedere con le successive attività di riscossione, comprese, nei casi previsti, misure cautelari ed esecutive.

Questo non significa, tuttavia, che il contribuente debba necessariamente pagare una somma che ritiene non dovuta. 

Quando è possibile contestare una cartella esattoriale?

Le ragioni per contestare una cartella possono essere diverse e devono essere valutate in relazione alla natura del credito e agli atti che hanno preceduto la cartella. Tra le principali situazioni da verificare vi sono le seguenti.

Prescrizione

Uno dei motivi più frequenti riguarda la prescrizione del credito.

La prescrizione comporta l’estinzione del diritto quando questo non viene esercitato entro il termine previsto dalla legge. Non esiste, però, un unico termine di prescrizione valido per tutte le cartelle.

Il termine deve essere individuato in relazione alla natura del credito: una cartella relativa a un tributo, a una sanzione amministrativa o a un contributo previdenziale può essere soggetta a regole differenti.

È inoltre necessario verificare gli eventuali atti notificati nel corso degli anni, che possono avere effetti sull’interruzione della prescrizione.

Per questo motivo non è sufficiente guardare semplicemente all’anno cui si riferisce il debito: occorre ricostruire la storia della pretesa e degli atti notificati.

Decadenza

Diversa dalla prescrizione è la decadenza.

In determinate situazioni la legge stabilisce un termine entro il quale l’Amministrazione deve compiere una determinata attività. Il mancato rispetto del termine può comportare conseguenze sulla possibilità di procedere alla riscossione.

Prescrizione e decadenza, quindi, non sono la stessa cosa e devono essere analizzate separatamente.

Mancata notificazione dell’atto presupposto

Un altro aspetto importante riguarda l’eventuale esistenza di un atto precedente alla cartella.

Se la cartella trae origine, ad esempio, da un avviso di accertamento o da altro atto che avrebbe dovuto essere notificato al contribuente, è necessario verificare se tale notificazione sia effettivamente avvenuta e con quali modalità.

La mancata conoscenza dell’atto presupposto può assumere rilevanza, ma la questione deve essere valutata in relazione alla natura della pretesa e alla disciplina applicabile.

È quindi importante non limitarsi a verificare la cartella, ma ricostruire, quando necessario, l’intera sequenza degli atti.

Debito già pagato

Può accadere che una somma già pagata risulti ancora dovuta. In questo caso occorre verificare la data del pagamento e la corrispondenza tra il versamento effettuato e il debito successivamente richiesto.

Ricevute, quietanze e altra documentazione relativa al pagamento possono essere fondamentali per dimostrare l’inesistenza della pretesa.

Importo errato

È inoltre possibile che vi siano errori nella quantificazione della somma richiesta. È quindi opportuno controllare non soltanto l’importo complessivo, ma anche le singole voci, comprese eventuali sanzioni, interessi e altri accessori.

Vizi della notificazione

Anche le modalità con cui la cartella o gli eventuali atti precedenti sono stati notificati possono assumere rilevanza. Occorre quindi verificare come, quando e a chi è stato notificato l’atto, soprattutto quando il contribuente non ricorda di averlo mai ricevuto.

Cartella non dovuta: come chiedere la sospensione della riscossione

Esiste uno strumento specifico che può essere particolarmente utile quando il contribuente ritiene che le somme richieste non siano dovute e dispone della documentazione che dimostra il motivo dell’errore.

Si tratta della sospensione legale della riscossione prevista dalla Legge n. 228/2012.

La richiesta deve essere presentata ad Agenzia delle Entrate-Riscossione entro 60 giorni dalla notificazione della cartella o dell’altro atto della riscossione.

La sospensione legale non può essere utilizzata per qualsiasi contestazione, ma è prevista in specifiche ipotesi, tra cui il pagamento del debito prima della formazione del ruolo, un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore, la prescrizione o decadenza prima della data di esecuzione del ruolo o l’intervenuta sospensione amministrativa o giudiziale. 

Dopo la richiesta da parte del contribuente l’Agenzia delle Entrate-Riscossione la trasmette all’ente creditore competente affinché verifichi la situazione.

Nel frattempo, la riscossione viene sospesa.

Se l’ente creditore riconosce la fondatezza della richiesta, procede agli adempimenti necessari per l’annullamento del debito.

Un aspetto particolarmente importante riguarda il termine di 220 giorni. Nei casi previsti dalla legge, se l’ente creditore non fornisce il proprio riscontro entro tale termine, il debito viene annullato. L’annullamento, tuttavia, non opera in tutte le situazioni: sono previste specifiche eccezioni, tra cui determinate ipotesi di sospensione amministrativa o giudiziale e di sentenza non definitiva.

La sospensione legale rappresenta quindi uno strumento utile, ma non deve essere confusa con un ricorso giudiziario.

Se, ad esempio, il contribuente ritiene che la cartella presenti un vizio che non rientra tra le ipotesi previste dalla Legge n. 228/2012, potrebbe essere necessario valutare direttamente la possibilità di impugnare l’atto davanti al giudice competente.

E se la cartella viene contestata?

La possibilità e le modalità di contestazione dipendono dalla natura del credito contenuto nella cartella.

Non tutte le cartelle, infatti, vengono contestate davanti allo stesso giudice.

Per le controversie tributarie la competenza appartiene alla Corte di giustizia tributaria, mentre per altre tipologie di credito può essere competente il giudice ordinario o, a seconda dei casi, il Giudice di pace. Anche i termini per proporre opposizione possono essere differenti.

Per questo motivo è fondamentale non aspettare la scadenza dei 60 giorni senza avere prima verificato quale sia il giudice competente e quale strumento debba essere utilizzato.

E se non si contesta e non si paga?

Se la cartella non viene pagata e non interviene alcuna sospensione o altro provvedimento, l’Agente della riscossione può procedere con le attività previste dalla legge.

A seconda della situazione possono essere adottate misure cautelari, come il fermo amministrativo o l’ipoteca, oppure avviate procedure esecutive, come il pignoramento.

Per questo motivo una cartella non dovrebbe essere semplicemente ignorata.

Quando arriva una cartella esattoriale la domanda non dovrebbe essere soltanto “quanto devo pagare?”, ma è altrettanto importante chiedersi se la somma sia ancora dovuta. Per questo motivo, a seconda dei casi, è utile verificare la natura del credito, la data in cui è sorto, gli eventuali atti precedenti, le relative notifiche, i termini di prescrizione e decadenza, eventuali pagamenti già effettuati e la correttezza degli importi richiesti.

Solo dopo questa verifica sarà possibile capire se sia opportuno pagare, chiedere una rateizzazione, presentare una richiesta di sospensione legale oppure valutare un’azione giudiziaria.

In conclusione

Ricevere una cartella esattoriale non significa necessariamente che la somma richiesta sia dovuta. Allo stesso tempo, però, non è prudente ignorarla.

La prima cosa da fare è ricostruire la posizione e verificare la documentazione: da dove nasce il debito, quali atti sono stati notificati, quando sono stati notificati e se nel frattempo siano intervenuti pagamenti, prescrizione, decadenza o altri fatti rilevanti.

In presenza dei presupposti previsti dalla legge, il contribuente può inoltre utilizzare la sospensione legale della riscossione, presentando la relativa richiesta entro 60 giorni dalla notifica.

Se, invece, emergono motivi di illegittimità che richiedono una vera e propria contestazione giudiziale, sarà necessario valutare tempestivamente il rimedio applicabile e il giudice competente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto